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Il Fregio de La Storia dell’Umanità
di Guglielmo Riavis

ISTITUTO PROFESSIONALE DI STATO
“R.M. COSSAR – L. DA VINCI DI GORIZIA”

Gorizia è una città ricca di tesori nascosti, spesso sconosciuti agli stessi goriziani: dalle tombe degli ultimi Borboni di Francia alle suggestioni moresche di Villa Lasciac, dalla sinagoga del Ghetto ebraico ai giardini segreti e alle sobrie ville mitteleuropee, che ricordano il suo passato di Nizza d’Austria. Uno di questi tesori, popolare solo presso una manciata d’insegnanti e studenti, è sicuramente il fregio con la Storia dell’Umanità, realizzato nel 1954 dall’architetto Guglielmo Riavis presso l’Aula Magna dell’Istituto Professionale di Stato “R.M. Cossar – L. Da Vinci” di Gorizia, grazie alla legge Bottai, che dal 1942 prevedeva la destinazione del 2% del costo di costruzione di ogni nuovo edificio al suo abbellimento con opere d’arte.

40 metri d’arte
che insegnano la storia dell’uomo

In 40 metri di lunghezza, si dipana un’avvincente storia del progresso umano, con armoniosi incastri d’immagini, che stimolano letture a differenti livelli di profondità. Possiamo accontentarci di sorvolare a colpo d’occhio le varie epoche o cogliere tra le righe sottili citazioni visive. L’opera di Riavis ha una duplice valenza, educativa e ludica: si può educare giocando e giocare educando. Un gioco-studio che diventa ancora più appassionante, perché proposto a regola d’arte, con precisione iconografica e preziosa qualità artistica. Un gioiello di composizione grafica e cromatica, insieme appassionante come una caccia al tesoro e indimenticabile come le meravigliose enciclopedie illustrate degli anni Sessanta, impresse nelle memorie di generazioni di studenti. Cultura. Arte. Sintesi: per coinvolgere, comunicare, stimolare interpretazioni. A proposito: il fregio è curiosamente firmato “wi avis”, con “wi” che sta per “Willy”, e “avis” forse tratto dalla locuzione latina “rara avis”, l’uccello raro delle Satire di Giovenale, sinonimo di persona di rara qualità.

Un secondo livello di lettura: l’iconografia decifrata

Per comprendere il significato e il valore del fregio di Guglielmo Riavis, di cui non esistono note sui molteplici temi rappresentati, abbiamo ricostruito lo sviluppo dell’opera con dettagliate didascalie: uno sforzo di ricerca e d’interpretazione che valorizza questi 40 metri di straordinaria storia dell’umanità, lasciando qualche spiraglio aperto, per i lettori più curiosi.

Per interpretare l’opera e scoprire i soggetti rappresentati, scorri la slide sottostante.

Guglielmo Riavis:
un artista con la passione per le sfide

Il goriziano Guglielmo “Willy” Riavis nasce il 13 aprile 1917 a Klagenfurt, dove la famiglia aveva trovato rifugio durante la Prima Guerra Mondiale. Rientrato a Gorizia nel dopoguerra, mostra precoci qualità artistiche. Dopo gli studi alla Scuola di avviamento professionale, si diploma al Liceo Artistico di Venezia, nel cui Ateneo consegue la laurea in architettura nel 1946. Poliedrico e prolifico, in quarant’anni di carriera spazia dall’arte all’architettura, dal design industriale alla grafica pubblicitaria, dedicandosi con passione all’insegnamento. Lavora intensamente a Gorizia, in Italia, all’estero: firma circa seicento opere di architettura, con una particolare specializzazione nel restauro di edifici pubblici e privati, tra cui a Gorizia il mercato coperto, villa Coronini, la cattedrale. Insignito di prestigiosi riconoscimenti, eccelle anche nella grafica, conseguendo un primo premio alla Biennale d’arte di Venezia e rivoluzionando la tecnica del merletto della scuola goriziana, con l’introduzione del colore. Nell’ultimo periodo della sua vita soggiorna spesso in Iran, impegnato nella realizzazione di numerosi progetti. Infaticabile, eclettico, cosmopolita, Riavis rimane profondamente legato alla sua città e in particolare al quartiere di San Rocco, che nel 2007 gli dedica un’importante retrospettiva.