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“Molte storie recenti dell’imprenditoria italiana dimostrano come locale e globale, passato e futuro, bellezza e tecnologia possano convivere con successo e soddisfazione dentro un cerchio familiare, purché questo cerchio sia inclusivo, sappia ascoltare e cogliere i segnali provenienti dall’altrove. Purché non si riduca a delimitare una proprietà, ma contribuisca anche a tutelare uno stile e una visione d’impresa.”

Benito Zollia
Presidente di Zollia Holding
Fondatore e Presidente onorario di Brovedani Group

Benito Zollia

Benito Zollia nasce nel 1936 a Gorizia, nel nord-est d’Italia. Gracile, orfano di padre, vive un’infanzia povera e difficile, sostenuto da una madre forte e coraggiosa. Scarsamente motivato sui banchi scolastici, Benito trova nel basket la sua strada: nell’Unione Ginnastica Goriziana si merita l’appellativo di “Tatum”, stella degli Harlem Globetrotters. La pallacanestro lo fa approdare prima alla Serie A, poi alla Nazionale maggiore nel 1959. Un infortunio interrompe la carriera cestistica nel 1962, quando milita nelle file della Pallacanestro All’Onestà di Milano. Con le nozioni di meccanica acquisite nell’Istituto Professionale “Leonardo da Vinci” di Gorizia, Benito trova impiego a Milano, capitale del boom economico italiano: prima alla MACTES, azienda meccano-tessile, poi responsabile commerciale dell’Officina Egidio Brugola, operando anche all’estero.   

A Napoli con la Nazionale maggiore, per il match contro la Spagna. 

Nel 1968 ritorna a Gorizia, con il doppio lavoro di rappresentante delle bullonerie Fontana, in Brianza, e di promotore finanziario di Fideuram. Sono gli anni della crescita industriale del nord-est Italia, che ha in Pordenone la sua capitale e nella Zanussi l’azienda portabandiera. Qui Benito Zollia segue l’istinto imprenditoriale: nel 1972 acquista con debito totale l’officina meccanica di Silvio Brovedani, una piccola impresa con dodici dipendenti, coinvolgendo come socio Felice Macuz, compagno di scuola a Gorizia.  

Con Felice Macuz in azienda.
Nell’ufficio direzionale della nuova sede, nella Zona Industriale del Ponte Rosso.

In pochi anni la Brovedani decolla, cresce nelle dimensioni e nella mentalità, uscendo presto dai confini locali. È tra le prime industrie della subfornitura meccanica ad attuare il passaggio da una fase esecutiva-reattiva a una proattiva, interpretando i bisogni dei clienti con soluzioni su misura. Nascono componenti con alti contenuti tecnologici e tolleranze fino al decimo di micron, prodotti in grandi serie attraverso processi che rendono strategici l’engineering e l’industrializzazione. La capacità d’interpretare il mercato fa della Brovedani un riferimento mondiale nel settore, co-protagonista di rivoluzioni storiche, come quella dell’hard disk a fianco di IBM, o del Diesel Common Rail, a fianco di Bosch e Continental. Brovedani anticipa metodi di lavoro come il Lean Manufacturing e l’Industria 4.0. Opera in una dimensione planetaria, con un export che supera il 90%. Per questi risultati, Benito Zollia è insignito nel 2006 dall’Università di Udine della laurea ad honorem in ingegneria meccanica. Nel 2018 lascia l’incarico di presidente di Brovedani Group, diventandone presidente onorario. Dal 2019 è presidente di Zollia Holding.

Benito Zollia in occasione del conseguimento della Laurea Magistrale ad honorem in Ingegneria Meccanica nel 2006. Foto di Roberto Borghes

Nel 2019, è stata pubblicata dall’editore Primalinea l’autobiografia di Benito Zollia   Time out – Riflessioni di un imprenditore che ha creduto nel gioco di squadra, di cui proponiamo le righe conclusive:

“Quanto alla mia visione, non so cosa ci attende al varco. So soltanto che per sopravvivere sarà, come sempre, indispensabile crescere e che da soli sarà impossibile farlo. Sarà necessario progredire come Gruppo nella direzione ineludibile e mondiale della Qualità: tecnica, organizzativa, relazionale. Questa consapevolezza è la parte più importante della mia eredità 4.0. Lungi dal cullare illusioni di eternità industriale, citando Borges penso che dobbiamo essere realisticamente consapevoli di costruire sulla sabbia, ma che dobbiamo farlo “come se la sabbia fosse pietra.” Con nuove risorse e con crescente precisione.”